i benefici del coding

Scaricare sul tablet app istruttive e intelligenti per stimolare i nostri figli fin da piccoli è una buona idea. Ma non sarebbe più divertente e stimolante se fossero proprio loro a programmare le app e i giochi dei loro sogni? Oppure a ingegnarsi per costruire oggetti in grado di rispondere ai loro comandi? Nel 2013 negli Stati Uniti è nato Code.org, un’organizzazione non-profit nata per incoraggiare le persone, soprattutto gli studenti, ad avvicinarsi alla programmazione informatica (‘coding’ appunto) e che ha come obiettivo aumentare le ore di scienze informatiche nel curriculum scolastico. Tra i sostenitori del progetto ci sono Bill GatesSheryl Sandberg, che sostiene ‘I nostri figli, le nostre ragazze, devono avere l’opportunità di imparare l’informatica’. E in Italia come siamo messi? L’ho chiesto a Chiara Traversi, fondatrice dell’International School di Bergamo, che ha introdotto già da un pezzo il coding e la robotica nella sua scuola.

Ci spieghi un po’ cos’è il coding? e la robotica?
Parto dal coding, perché è di fatto una delle facce della stessa medaglia. Quando si parla di coding o programmazione si sta parlando di imparare a scrivere istruzioni per una macchina. Obama in persona si è scomodato a dire che ogni bambino americano deve imparare il coding e ha promosso il sito Code.org; argomento peraltro, non a caso, subito ripreso da Renzi per il disegno di legge La Buona Scuola (peccato che poi nella pratica si sia concretizzato in un’ora di coding all’anno). Il coding è una nuova forma di alfabetizzazione. E’ un potente esercizio di logica in cui i bambini imparano a scrivere istruzioni affinché un macchina faccia ciò che loro hanno immaginato. La robotica non è che coding per motori, sensori, ruote, ecc.. Di fatto si può costruire un oggetto (robot) che fa delle cose. In questo caso oltre a sviluppare la logica, si sviluppa anche la capacità di costruire, ingegnerizzare! Il bello è che quando si capisce che si può costruire quello che si vuole e fargli fare quello che si vuole, la fantasia vola….senza più limiti! Ecco, il coding appartiene al mondo dei maker, di tutti quei ragazzini che preferiscono creare il proprio dinosauro piuttosto che comprarne uno che si trova sugli scaffali dei negozi di giocattoli e che fa 5 mosse al massimo. Perché il limite, oramai, davvero non esiste. Robotica, coding, maker, sono termini che evocano creatività, impegno, volontà di capire, per essere liberi di costruire. 

Quando, dove e perché si è pensato che potessero essere materie di studio a scuola?
Quando si è intuito che erano uno strumento molto efficace per far lavorare i ragazzi in modo trasversale su molte competenze – lavoro in team, problem solving, abilità nel cosiddetto ambito STEM (science, engineering, technology and math) – sviluppando la creatività e l’immaginazione e con grande passione e coinvolgimento da parte dei bambini. Ci sono davvero infinite possibilità. L’anno scorso al Bett di Londra, la più grande fiera al mondo dedicata alla tecnologia per il mondo education, il coding e la robotica occupavano circa un decimo degli stand, quest’anno le proposte erano più che triplicate; in un mondo in così rapida evoluzione è importante tenersi aggiornati. Per questo tutti gli anni mando un po’ di miei insegnanti a Londra.
Quest’anno i bambini tra i 6 e i 9 anni della mia scuola parteciperanno a jrFLL. E’ una competizione a livello mondiale ( 34.000 bambini coinvolti, provenienti da 18 Paesi diversi) dove i ragazzi devono creare una squadra, inventarsi un nome, un logo e poi confrontarsi su un tema dato da FLL (First Lego League), di solito un problema reale, concreto. Devono creare un modello Lego comprensivo di motore (ovviamente programmato) e un poster in cui spiegano l’intero progetto. Quest’anno il tema è Waste Wise: l’immaginazione senza confini per trovare nuove soluzioni al riciclo di un rifiuto. La robotica quindi non è il fine, ma è un mezzo per sviluppare più facilmente competenze come il problem solving, il team working, la creatività, la logica e non ultimo la capacità di applicare nozioni scientifiche ad un problema concreto.

A che età si può iniziare?

All’asilo! Uno degli strumenti didattici più utilizzati è il Beebot, un robot a forma di ape, in grado di memorizzare una serie di comandi base e muoversi in base ai comandi registrati. Un italiano, Matteo Loglio, ha da qualche tempo messo sul mercato britannico Primo Cubetto, un piccolo cubo-robot in legno, programmabile dai bambini a partire dai 3 anni che ha il vantaggio, rispetto al Beebot, di far visualizzare le istruzioni logiche impostate dai bimbi, oltre ad essere un bell’oggetto….e da italiana patita di arte e bellezza in generale, ritengo che un po’ di stile non guasti, anche quando si fa robotica! A seconda dell’età ci sono oramai infinite possibilità e tutte molto divertenti. Quello che cambia tutto è come si fa, come sempre!

Che benefici sono stati riscontrati nei bambini che praticano il coding e la robotica?
In termini di skills, sviluppano come dicevo prima, creatività, capacità logico-matematiche e di problem solving. Su due piedi non saprei dirti quante app per cellulare sono state programmate solo nell’ultimo anno; probabilmente parecchie decine di migliaia. Tutti quegli sviluppatori che hanno inventato e programmato le app, sono quasi sicuramente stati piccoli appassionati di coding e robotica. La app di International School of Milan è stata scritta da un allievo della Middle school, 3 anni fa.
Serve per dare le ali ai ragazzi che capiscono di poter immaginare e poi realizzare quello che vogliono.
Inoltre penso che sia uno dei primi passi verso quello che trovo inevitabile, e cioè ridisegnare i programmi di matematica. I programmi di matematica, un po’ in tutto il mondo, si concentrano in particolar modo sul calcolo: te le ricordi alle medie quelle interminabili espressioni? Aperta graffa, aperta quadra, aperta tonda; e poi al liceo, il calcolo delle derivate e degli integrali? Ecco, i nostri ragazzi spendono un sacco di tempo per diventare bravi a far di conto, quando in effetti abbiamo oramai in tutte le tasche degli oggettini molto più potenti, precisi e veloci di quanto nessun allievo possa mai diventare. Avrebbe molto più senso nel 2016 strutturare i corsi di matematica affinché i ragazzi sviluppino delle buone capacità nel calcolo a mente da un lato, e dall’altro nella capacità di problematizzare, cioè nello scrivere in termini matematici un problema reale. E quando scrivo in termini matematici un problema reale, il passo per trasformarlo in codice per un computer è davvero breve.

In quali scuole in Italia è stata adottata?

In qualche scuola si fa coding e robotica al liceo. Come sempre è un fenomeno a macchia di leopardo. Se si ha la fortuna di capitare in una scuola con un prof di matematica un po’ avanti e smanettone, allora si può fare di tutto. All’ultima fiera della robotica a cui sono stata, ho visto dei progetti pazzeschi. Ma purtroppo sono ancora una goccia nel mare. In alcune scuole invece si iniziano a fare dei laboratori ogni tanto. E’ già qualcosa! Sinceramente non conosco scuole elementari che abbiano il coding e la robotica curriculari come la mia. Anzi approfitto del tuo blog e questa intervista per lanciare un appello: se in qualche scuola si fa robotica curriculare alle elementari, fatemelo sapere! Sarebbe bellissimo organizzare qualcosa con altre scuole italiane e non sempre e solo con quelle internazionali!

Nell’attesa che il coding venga introdotto ufficialmente in tutte le scuole, esistono dei corsi extra-scolastici?
Sì, stanno invece nascendo un po’ ovunque degli spazi dove vengono organizzati corsi di robotica. Li organizzano Codemotion KidsCoderdojo e MasterCoder. A Bergamo c’è QualiHUB e BergamoScienza. Genova ha una bella tradizione con la scuola di robotica, e poi c’è a Brescia Lucy Robottina; ad Assisi il Discovery Station Assisi e come non citare il mitico Museo Civico di Roveretoj che ha portato in Italia FLL!

Ci sono anche i corsi di Coder Kids (ndr.).

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