Pinksie the whale: intervista alle sue creatrici

Del bellissimo progetto Pinksie the Whale avevo già parlato qui. Ma mi restava la curiosità di conoscere meglio i volti e le anime motrici del progetto: Stella, Bea e Matilde. E allora eccole qua, luminose ed entusiaste, a raccontarmi come tutto è nato.

Matilde Battistini, Maria Stella Wirz, Beatrice Tartarone

Matilde Battistini, Maria Stella Wirz, Beatrice Tartarone

Come vi siete conosciute?

BEA: Il trait d’union di tutte noi è Stella. Ci conosciamo da una serie di vite fa. Eravamo ancora studentesse e condividevamo gli appunti degli esami di storia dell’arte tra i banchi di scuola. Abbiamo continuato a frequentarci da allora: prima gli studi, poi le prime esperienza di lavoro, il matrimonio, la maternità e la voglia di creare qualche cosa di nostro, che avesse anche un senso etico. Stella ha conosciuto Matilde quando insieme lavoravano per la stessa casa editrice, poi si sono ritrovate nel 2012 a casa di amici. Le ha parlato di Pinksie e Matilde si è subito lasciata coinvolgere. Insieme portano avanti lo sviluppo del progetto in Italia. L’occasione che ci ha unite tutte è stato il primo evento pubblico di Pinksie: il concerto Extravaganza Night a Milano con Charlotte Kelly dei Soul2Soul, Paola Turci e la band di Marco Glaviano, dove la squadra inglese di Pinksie ha incontrato le ‘voci’ della squadra italiana che fino ad allora si erano sentite solo via Skype.

Dove vivete? 

Bea vive a Londra da 14 anni come il resto della squadra inglese: Elizabeth, Marcella e Katinka. Stella vive a Milano – sua città natale – ma è cresciuta al sole di Sicilia fino ai 18 anni. Matilde vive da sempre a Milano.

Cosa facevate prima di inventarvi il progetto di Pinksie?

Bea: io facevo la fotografa professionista per riviste femminili di Condé Nast, Rizzoli ecc. 

Matilde: per anni mi sono occupata, come editor e giornalista freelance, di arte, musica e design. Ho trasferito la mia precedente esperienza in Pinksie, coinvolgendo a Milano artisti, istituzioni e tante straordinarie persone che stanno sostenendo il progetto e che ci aiutano a realizzarlo. Stella: dopo un dottorato di ricerca in arti e letterature comparate i primi passi in gallerie d’arte, poi in casa editrice (Electa) tra libri, mostre e cataloghi d’arte. All’università, anni di ricerca e insegnamento in storia dell’arte e new media e contemporaneamente organizzazione e curatela di mostre. 

Com’è nato il progetto? Come si sta evolvendo?

BEA – Il progetto nasce dalla mia vicenda personale, quando con la mia famiglia ho dovuto affrontare la mia battaglia contro il cancro. Le avventure di Pinksie nascono come racconto serale per le mie bimbe, Francesca e Carolina. Ogni sera la piccola balena rosa affrontava una nuova avventura, piccoli racconti che sono diventati un appuntamento importante per le bambine, tanto che loro stesse hanno poi chiesto se si poteva trovare la balena rosa Pinksie e continuare le sue avventure. Da qui l’idea del libro e poi la volontà di trasformare un’esperienza dura e difficile in qualche cosa di positivo, un messaggio anche per gli altri. Quindi i primi laboratori, la prima mostra e asta al Royal College of Art a Londra e così via. Dal 2012 a oggi il progetto si è sviluppato in maniera molto significativa, soprattutto nel contesto educativo e benefico. La collaborazione con importanti e riconosciute organizzazioni a sostegno di bambini in difficoltà come Great Ormond Street Hospital, Caf Onlus, Fondazione Paideia e Lyala Foundation ci ha consentito di dare un concreto contributo in contesti di bisogno reale. Il numero delle città dove Pinksie arriva e le scuole dove opera gratuitamente ogni anno crescono: oltre 52 scuole italiane e straniere. Dopo Londra siamo approdate a Milano, Bergamo, Torino e speriamo di poter diffondere sempre più questo nostro progetto nelle scuole elementari di tante piazze italiane e straniere che ci stanno chiamando. Da settembre 2014 Pinksie in Italia opera nell’ambito non profit all’interno di Associazione Mercurio, organizzazione culturale che promuove progetti educativi innovativi rivolti alle scuole elementari e medie. Pinksie offre concrete opportunità di accedere all’arte e all’eccellenza a tantissimi bambini e realtà scolastiche periferiche e svantaggiate. E’ uno sforzo che fino ad ora ha dato incredibili soddisfazioni personali e successi di pubblico ma che necessita di una crescita organizzativa e strutturale. 

Come ripartite fra di voi gli impegni legati a Pinksie? chi fa cosa?

BEA – E’ un progetto nato a Londra che vede coinvolte 6 donne. Ognuna di esse ha portato il suo bagaglio di esperienze professionali. Da Londra Katinka, graphic designer, segue la parte grafica in ogni suo aspetto. Marcella segue i rapporti con le istituzioni, le scuole e gli artisti e si occupa dello sviluppo del progetto in ambiti diversi, come le partecipazioni ai festival e a iniziative aperte alle città inglesi. Elizabeth ed io continuiamo a scrivere le nuove avventure di Pinksie che ogni anno diventano un libro nuovo per la collezione. Io coordino tutte le attività e seguo lo sviluppo del brand, del digitale e sui social media.

MATILDE – Io condivido gli aspetti organizzativi e di relazioni pubbliche lavorando in tandem con Stella per l’Italia. Mi occupo dei rapporti con le istituzioni, le scuole e gli artisti e dello sviluppo del progetto in ambiti culturali diversificati come le partecipazioni ai festival e a iniziative aperte alle città italiane: Bookcity ed Expogate a Milano, Festival della Mente a Sarzana, Festival della Scienza a Bergamo. Dal 14 giugno all’11 ottobre Pinksie sarà in Expo (un pomeriggio al mese durante il fine settimana) con racconti animati e laboratori creativi presso il Padiglione Intesa Sanpaolo. Seguo inoltre con Stella lo sviluppo di Pinksie in Italia nel contesto non profit.

STELLA – Io mi occupo di tutte le attività che ha ben descritto Matilde; inoltre seguo direttamente i laboratori nelle scuole e curo i cataloghi delle aste e l’organizzazione delle mostre e delle aste. Tengo i rapporti con Londra, da cui vengono i libri, l’immagine e la grafica di Pinksie e mi aggiorno sempre con Bea per confrontare le best practises di Pinksie Uk e Pinksie Italia per favorire sinergie positive tra diversi sistemi culturali e scolastici, con l’idea di migliorare sempre il nostro progetto.

I vostri figli sono coinvolti in qualche modo nel progetto?

Tutte e 6 noi  abbiamo figli che sono coinvolti nel mondo delle avventure di Pinksie. Ognuno a modo suo ed ognuno in modo diverso ha partecipato attivamente al mondo di Pinksie. Tutti hanno avuto la fortuna di avere nelle loro scuole i laboratori di Pinksie e sono nostri consiglieri affidabili e sinceri. 

MATILDE – I miei due figli Nicola (11 anni) e Jacopo (5 anni) vivono immersi nel mondo di Pinksie. Con la sua classe Nicola ha esordito il primo anno del progetto a Milano partecipando al bellissimo laboratorio tenuto da Luca Pignatelli. Il piccolo Jacopo si addormenta felice cullato dal racconto delle avventure dell’intrepida balenottera rosa. Pinksie è un personaggio molto rassicurante, che sa parlare ai bambini con il loro stesso linguaggio aiutandoli a superare paure e difficoltà e a credere sempre di più in se stessi. 

BEA – le mie 2 figlie, Carolina e Francesca, sono state l’incipit di questo bel progetto: è colpa loro! A parte gli scherzi, sono prime lettrici e severissime critiche di ogni nuova avventura della balena rosa che viene scritta. Abbiamo portato, come prima esperienza in assoluto, nella loro scuola a Londra i laboratori Pinksie e sono state valide aiutanti e entusiaste partecipanti. Le magliette di Pinksie sono un trofeo e un orgoglio per loro come anche i 3 libri fino ad oggi pubblicati.

STELLA– Lupo (13 anni) e Leopoldo (9 anni) sono molto orgogliosi della ‘nostra’ creatura Pinksie e mi hanno aiutata in ogni modo possibile – durante l’allestimento della mostra a Londra, gli eventi di raccolta fondi, parlando con amici, inventando nuove storie o, come ieri, scegliendo il pantone giusto per la scultura Pinksie da portare in Expo. Il mio piccolo Lorenzo (18 mesi) è nato con Pinksie, è a suo agio tra artisti, tanti bambini e gente diversa e la totale mancanza di routine. Pinksie mi ha molto agevolata nel mio mestiere di mamma, incarna i miei valori e il mio modo di vivere – leggerezza e gioia di vivere, responsabilità, coerenza, fiducia e rispetto per sé e per gli altri, creatività, curiosità, apertura al nuovo, ricerca della qualità, senso di comunità e tanta determinazione. Il lavoro quotidiano con Pinksie, che vede appunto spesso coinvolti i miei figli, mi ha permesso di trasmettere loro tutto questo con l’esempio, evitando inutili e noiosi discorsi. 

La soddisfazione più grande (anche più di una, se ce ne sono) che vi ha portato Pinksie?

MATILDE – Sin dai suoi esordi Pinksie ha coinvolto il mondo dell’arte e della creatività a trecentosessanta gradi, mettendo in relazione mondi e generazioni diversi: talenti emergenti, star, bambini, scuole, studi di artisti e designer, gallerie e musei, istituzioni non profit a sostegno di bambini in difficoltà. Questo è l’aspetto che trovo piú significativo del progetto e che può aiutare i bambini, i veri protagonisti di questa avventura, a sentirsi parte viva di un contesto e di una comunità in cui le diversità vengono accolte e celebrate come espressioni della parte più autentica dell’individualità di ciascuno.

BEA – La cosa più straordinaria è stato vedere come ogni individualità adulta è stata capace di mettersi in secondo piano lasciando che le luci del palcoscenico riflettessero solo sui bambini, veri protagonisti di questa avventura. Durante i vari laboratori di Pinskie the Whale sono state messe a servizio dei bambini incredibili esperienze, grande conoscenza e ricchi talenti e ogni volta i bambini hanno saputo stupirci con piccole frasi, gesti che ci hanno fatto capire quanto per loro è stato importante poter aver un “attimo” dedicato a loro, alle loro necessità, alla loro fantasia e alla loro espressività. 

STELLA – Vedo sempre con soddisfazione una grande partecipazione di pubblico a tutti i nostri eventi: sono amici e collezionisti ma soprattutto artisti, bambini, genitori, insegnanti e volontari che per mesi hanno condiviso un progetto comune e hanno l’orgoglio di ritrovarsi e mostrare i risultati finali. Mi ha commosso il balletto Pinksie, ispirato alle avventure dell’intrepida balena rosa, eseguito dagli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala così come la parata al quartiere della Celadina (BG) di oltre mille bambini che alla fine si sono riuniti in una grande piazza tutti intorno a formare la sagoma della nostra balena. Danno soddisfazione anche le tante email che gli insegnanti ci scrivono a distanza di tempo per dire che, dopo l’esperienza Pinksie, i bambini in classe sono più sereni, motivati e partecipi. Seguendo le avventure di Pinksie i bimbi, infatti, imparano a scoprire le proprie capacità, il proprio essere speciali, imparano a gestire le emozioni all’interno di un contesto che incoraggia la libera espressione, l’aiuto reciproco e il rispetto per la Natura e per le diversità.

Dove vorreste arrivare?

BEA – In più scuole possibili, in più città possibile, il mio desiderio è che Pinksie diventi un simbolo di gioia, semplice come quella dei bambini. Simbolo del loro diritto ad essere felici. 

STELLA E MATILDE – Vorremmo poter diffondere Pinksie in tutta Italia e in diversi paesi attraverso progetti artistici nelle scuole e nei musei, il coinvolgimento di nuovi artisti affermati ed emergenti, la pubblicazione dei nostri libri in diverse lingue, la produzione di cartoni animati e molto altro. Pinksie aspira a grandi idee e invita tutti a farne parte.

Qual è il vostro mantra?

Celebrating difference throught art and creativity.

www.pinksie.org/it/

 

 

 

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