Le cose che scopri quando vivi con un tifoso di calcio

Allora stasera esci?

No, dovevo uscire con Irene ma ha un contrattempo, quindi resto a casa con te. 

Ah…vabbè….ma guarda che c’è la partita, ti avverto.

mmmhh…ecco da dove veniva tutta questa voglia di sbarazzarti di me.

La convivenza con un uomo rivela lati del suo carattere insospettabili, tic che non pensavi esistessero al mondo, abitudini innominabili e passioni recondite che scopri solo quando arriva il momento di andare a viverci insieme, cosa che magari avviene quando hai il pancione di 5 mesi e la data del matrimonio fissata per la primavera prossima: quando, cioè, E’ TROPPO TARDI PER TORNARE INDIETRO.

E solo quando siamo andati a vivere sotto lo stesso tetto ho scoperto mio marito è un appassionato di calcio. Nulla di eclatante, direte voi. Eh no, perché più che appassionato lui è un fanatico vero, di quelli che in tv guardano le partite anche quando non gioca la squadra del cuore, di quelli che tra un telegiornale e un film segue i dibattiti sportivi, che quando si incontrano con altri ‘malati di calcio’ simili a loro, addio, partono lunghe diatribei con tanto di fronte corrugata che denota la piena partecipazione, il pathos vero. Lui mi accusa di perdere ogni contatto con la realtà quando smanetto su Instagram, ma poi fa lo stesso quando c’è una partita di calcio della sua squadra del cuore: la Juve

La partecipazione emotiva comincia dalla mattina quando, come ho accennato sopra, cerca di sbolognarmi da qualche parte in modo da rimanere da solo con la sua ansia, padrone del soggiorno e della tv, senza il rischio che qualcuno osi turbare la sua concentrazione.

A volte gli va bene perché – messi a letto i figli – io me ne esco con le mie amiche, lasciandogli birra e cibarie che può agevolmente mangiare sul divano. A volte no e quindi mi concede di restare a fargli compagnia, ma solo dopo aver chiuso tutte le porte che separano il soggiorno dalla camera dei bambini. Io me ne sto in disparte a leggere e a osservandolo con la coda dell’occhio mentre accende Sky ben prima che la partita inizi, quando i calciatori vengono ripresi mentre sono ancora negli spogliatoi a prepararsi e a riscaldarsi. E’ così che ho scoperto che una specie di Grande Fratello segue con le telecamere questi qui mentre canticchiano con le cuffie nelle orecchie, mentre si mettono le dita nel naso, mentre bevono, mentre pensano alla fidanzata showgirl. E mio marito, 45 anni, padre di famiglia, una laurea e un quoziente intellettivo alto, lì, seduto in punta di divano, teso come una corda di violino che guarda tipo voyeur, aspettando che quegli 11 tizi entrino in campo. Dopo il calcio d’inizio assisto alla trasfigurazione del mio compagno di vita, del padre dei miei figli: la mutazione parte dagli occhi e investe a poco a poco tutte le membra. Le sopracciglia tremano, le braccia in tensione iniziano a muoversi a scatti accompagnando le azioni dei ragazzi in campo, a ogni tentativo di attacco, in casa mia parte uno scatto repentino divano-televisore, sia mai che non si riesca a cogliere ogni dettaglio di un potenziale gol. Le vene del collo si ingrossano. Ogni rete mancata è un mesto ritorno al divano con la testa bassa, e un riposizionarsi col sedere giusto sul bordo della seduta, come se mettersi comodi e spaparanzarsi portasse male. A questo proposito entro in scena io, perché se la squadra segna mentre io attraverso il soggiorno per andare a farmi un té divento immediatamente la mascotte portafortuna e vengo obbligata a rimanere nella stanza anche se ho voglia di andarmene a letto. E arriviamo al momento topico: quando la squadra segna. Lì la trasfigurazione raggiunge l’acme: ogni cellula è protesa a uscire quasi dal corpo nell’atto di urlare GOOOOOL. 

Per sfogare per bene la gioia rabbiosa da sovraccumulo di testosterone senza rischiare di svegliare i bambini il mio compagno si dirige verso la finestra, la apre, si affaccia e urla GOL come un invasato. Gli cambia anche la voce. Poi torna a riposizionarsi sul divano.

A ogni partita di Champions League in casa mia si riproduce questa sequenza di azioni. A ogni partita si ripete lo stesso rito di preparazione che comincia la mattina con la domanda ‘allora stasera esci?’

 

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