Addio fantasmi

Ho conosciuto Nadia Terranova grazie a Twitter anni fa e lessi subito il suo primo romanzo, “Gli anni al contrario”, il racconto forte e dolente di come la furia degli anni Settanta avesse travolto, cambiato e fatto crescere una coppia di innamorati.

L’approdo ad Addio Fantasmi – uscito per Einaudi a ottobre –  è stato naturale, considerando quanto avessi amato lo stile puntuto ed elegante che aveva caratterizzato il primo libro di questa autrice: non ne sono stata delusa, tutt’altro.

Ma forse, in parte, mutata.

Perché ognuno di noi deve fare i conti con l’assenza, con l’abbandono, con la scomparsa; ogni persona ha il suo bagaglio di fantasmi che si porta dietro, con i quali spesso diventa difficile convivere senza farsene travolgere e senza continuare a cercare ragioni e giustificazioni. E lacrime.

Un camposanto di emozioni alle quali Nadia Terranova ha provato a dare requie con una sorta di diario dell’assenza che nasce dalla scomparsa di un padre e dal vuoto lasciato nelle vite della moglie e della figlia che annullano ogni rapporto fino a quando quest’ultima, Ida, fa ritorno a Messina da Roma, città dove ha ricostruito, o tentato di farlo, la propria vita.

Una casa, un lavoro, un matrimonio e, come corollario, passioni disintossicate e pacate, che le regalano un’apparente tranquillità dall’assenza e le permettono di credere che tutto vada avanti e non sia fermo alle 6 e sedici del mattino, l’ora in cui lo stimato professore del liceo, il padre, è uscito di casa quando lei aveva 13 anni per non farne più ritorno.

Un’assenza che è presenza e che pervade ogni relazione e, soprattutto, l’appartamento di famiglia nella quale lei torna e in cui è travolta dal passato senza riuscire a ricostruire l’enigma legato alla sparizione paterna. Un’eredità sparsa di ricordi che costruisce, lungo le pagine, lo scorrere di una, due vite a metà, in cui non c’è pace ma nemmeno nessun lutto da elaborare perché, semplicemente, non si sa che cosa sia successo.

L’altro grande protagonista del libro, infatti, è il tempo: un tempo bloccato, fermo, un eterno presente che richiama alla memoria il vissuto della depressione del padre, la sua mancanza di voglia di vivere e, di riflesso, la paura di mettersi in movimento di Ida “non voglio figli perché ho paura che muoiano, che scompaiano, perché ho paura che tra me e Pietro frani l’amore”.

La distanza deve essere mantenuta in rapporto a ogni cosa perché solo così ci si potrà salvare: Ida ha imparato a stare a galla senza farsi del male, senza farlo agli altri, precludendosi la gioia ma anche ogni dolore. Ma questa è vita?

L’assenza è un veleno che rende marciscente ogni cosa e impedisce la crescita: madre e figlia ripercorrono gli stessi schemi del passato, si trovano davanti alla medesima incomunicabilità, non c’è pena, non c’è tenerezza, è tutto pervaso da un dolore asettico che travolge- e ha travolto  – la memoria delle due donne che sono, loro stesse, delle sopravvissute.

Addio fantasmi è un romanzo capace di lasciare frastornati, non solo grazie a una scrittura immediata e liquida, ma anche per il suo scavare lentamente, parola dopo parola, nell’animo chiamando a raccolta le assenze di chi sta leggendo. Un libro che diventa una strada sterrata all’interno del dolore e della sua percezione, che parla di difese e di attacchi, di egoismi fragili e di muri feroci, in cui i sentimenti diventano spettatori di tragedie che si possono tranquillamente immaginare e che si mangiano ogni fragilità.  Leggere questo libro significa permettere al turbamento di travolgerci, concedere al dolore il lusso di farci sanguinare, guardare, come in uno specchio, la nostra maschera composta che nasconde la ferita ma, al tempo stesso, chiede di essere levata per poterci fare riconoscere, comprendere, amare da chi abbiamo di fronte. Una storia che esplora il buio della memoria, tra un passato che diventa presente e un presente che vuole abbandonare il passato, cercando una riparazione dalla rabbia e il coraggio di dire addio.

Perché “crescere significa sapere di chi puoi fare a meno”.

Testo di Ursula Beretta

 

 

 

 

.

 

 

 

 

 

Related Posts

Discussion about this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php