La seconda vita di Missy Carmichael

La seconda vita di Missy Carmichael ha inizio come la più tipica delle storie d’amore: respinge ma al contempo attrae;  incuriosisce mentre, per certi versi, irrita terribilmente; procede in sordina ma poi lancia strali come a indicare l’avvenuto colpo di fulmine.

Esattamente come nell’innamoramento. Anche se qui si tratta di un romanzo, quello del debutto di Beth Morrey, “La seconda vita di Missy Carmichael”, edito da Garzanti. Salutato come un caso editoriale, capace di conquistare i lettori di tutta Europa, l’opera prima della scrittrice inglese è accattivante quanto basta per regalare momenti di lettura piacevoli e, perché no?, anche densi di riflessioni, procedendo in equilibrio tra piani temporali differenti, presentando una protagonista che, al netto di quanto appare, intraprende un cambiamento forte e insperato proprio quando sembrava che la sua vita dovesse scorrere su binari predefiniti.

Millicent Carmichael, o meglio Missy, è una quasi ottantenne solitaria che vive da reclusa nella sua grande e spoglia casa di Londra. Nessun interesse, una routine senza scossoni, pochi sorrisi più che altro rivolti al pensiero dell’amato nipote che vive in Australia con il figlio, molti musi nei confronti di una figlia con la quale ha rapporti pressochè formali a seguito di una pesante discussione. Il marito Leo, celebre biografo, compare nei flashback che, fin da subito, biforcano la narrazione in un tempo presente e uno passato, fitto di ricordi che dall’infanzia di Missy arrivano a costruire la storia di un ménage famigliare poco soddisfacente e sempre intriso di una profonda tristezza.

Il clima della capitale inglese poi non aiuta ma la donna, fedele alle sue abitudini, esce ogni giorno per fare la sua passeggiata nella quale continua a crogiolarsi in una solitudine a tratti opprimente più spesso un rifugio grazie al quale mantenere un atteggiamento passivo ancorché protettivo nei confronti della vita. Sarà un incontro imprevisto e, soprattutto, inizialmente rigettato a sparigliare le ombre lunghe di una tristezza che sembra non avere fine. Perché durante una camminata mattutina al parco, attirata dalla curiosa pratica di stordimento dei pesci del laghetto – inconsueta, certo, e forse non graditissima agli ambientalisti ma sicuramente molto scenografica – , Missy si imbatte in due donne che saranno destinate a cambiarle la vita. Sylvie, sofisticata arredatrice, e Angela, madre single del delizioso Otis, sono solo i primi di una serie di personaggi che si insinueranno nella placida esistenza della protagonista per portare a galla quella felicità leggera e delicata che solo una buona dose di umanità e di gentilezza è in grado di regalare. E non basta. C’è spazio anche per l’affetto incondizionato che solo un cane può garantire, con la sua presenza costante e avvolgente, capace di andare oltre le ritrosie del cuore per convincerlo che una seconda possibilità è davvero alla portata di tutti.

“Io m’incamminai piano, combattuta tra la speranza e la malinconia. Avevo trascorso una bella giornata, ma il calore e l’allegria servivano solo a sottolineare la prospettiva deprimente della mia passeggiata solitaria verso un posto ancora più solitario, mentre cercavo di aggrapparmi ai fili della mia vita precedente.”

Amore, gentilezza, altruismo, amicizia e anche un po’ di dramma sono gli ingredienti resi perfetti dalla complicità di una scrittura essenziale e fluida che rende il romanzo piacevole e, a suo modo, caldo.

Testo di Ursula Beretta

 

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