Danimarca on the road

Pensavo che l’attitudine serafica e ‘slow’ fosse una prerogativa dei popoli del sudest asiatico. In Tailandia come in Laos continuavo ad osservare le persone ed ero ammirata da come non perdessero mai la calma, come affrontassero tutto col sorriso, rapportandosi agli altri senza la minima aggressività, cercando il benessere nelle piccole cose. 

Poi sono andata in Danimarca e ho scoperto che anche lì, in nord europa, dominava questo stile di vita. I danesi la chiamano Hygge e io…l’ho toccata con mano e mi sono ripromessa di farla un po’ mia. Perché non ho dubbi che porti a vivere più felici.

E più che i paesaggi, della Danimarca ti resta in testa proprio quel suo stile di vita improntato al godersi la vita giorno per giorno. Alla lentezza. Ma non al lassismo: a una efficiente, serena lentezza. A un grande senso civico: in Danimarca tutti rispettano le regole per una serena convivenza. E al creare bellezza attorno a sé: nell’arredamento delle case, nel curare i quartieri della città come fossero il giardino di casa propria.

Ecco le tappe del nostro viaggio in famiglia on the road, in giro per la Danimarca!

Copenhagen – Ci abbiamo trascorso 2 giorni, percorrendola a piedi e in bici, anzi su una family bike, come chiamano in Danimarca la bici col carrettino davanti per trasportare i bambini. Ché di bambini i danesi ne fanno in quantità e l’intera nazione ne ha una considerazione e un rispetto che non ho mai visto altrove. A Copenhagen, come in tutta la Danimarca, ogni luogo d’interesse culturale, ogni parco, ogni ristorante è pensato per accogliere al meglio i bambini.

E noi, sulla nostra family bike presa a noleggio (ci sono noleggi di bici in ogni angolo della città), ci siamo mescolati ai biondi locali sfrecciando lungo i canali, tra i quartieri accoglienti di Copenhagen. Un giro imperdibile è quello ai Giardini Tivoli, una sorta di enorme parco con all’interno giostre e ristoranti. Ma non immaginate l’orrore antiestetico di Gardaland: ai Tivoli Gardens tutto trasuda grazia e bellezza. Ci sono persino i pavoni che trotterellano indisturbati tra le aiuole e le persone. Pure le montagne russe hanno un che di gradevole alla vista. Al centro del parco c’è un ristorante dentro a una serra, terribilmente instagrammabile, che si chiama Gemyse.

Nella nostra lista di cose da vedere c’era il Louisiana, il museo di arte moderna situato appena fuori Copenhagen, a nord, sulla costa: un perfetto mix di architettura e arte circondato da un paesaggio incantevole e lo Statens Museum for Kunst, la Galleria nazionale della Danimarca, ma le giornate erano talmente belle che abbiamo deciso di girare senza meta per i quartieri della città, dal super boemien Vesterbro all’incasinatissimo Christianshavn, a Christiania, fermandoci a mangiare nei caffè all’aperto disseminati sulle stradine acciottolate.

Odense – la città dov’è nato Hans Christian Andersen merita una visita, perché è un villaggio-bomboniera fatto di casette colorate a graticcio con i fiori che decorano le finestre. D’estate si anima per tutta una serie di iniziative legate a colui che è forse l’autore di favole più famoso e amato al mondo. La si gira tranquillamente a piedi in meno di una giornata ed è bello visitarne i dintorni, che riservano qualche chicca. Come Egeskov, col suo castello che sembra letteralmente uscito da una favola di Andersen tanto è bello. Ma più che visitare il castello è piacevole passeggiare nel parco che si estende attorno ad esso, considerato uno dei più belli d’Europa. Il parco ha al suo interno tanti angoli dove i bambini possono trastullarsi tra scivoli e altalene e percorsi avventura. C’è persino un circuito con i go kart a pedali (che i miei figli hanno amato particolarmente).

Silkeborg – un paesino della regione dei laghi in cui vale la pena fermarsi per una gita sul più antico battello a vapore, ancora in funzione, o affittando una barchetta come abbiamo fatto noi, per sentirsi dei veri esploratori. O ancora per fare un bagno in uno dei laghi panoramici fuori città, lasciandosi in acqua appesi alle liane.

Aarhus – è la seconda città più grande della Danimarca dopo Copenhagen, ma sembra quasi un paese: vivibile, tranquilla, con le viuzze piene di negozietti carini e ristoranti. Anche Aarhus si gira piacevolmente a piedi. Da visitare assolutamente Aros, il museo di arte contemporanea, già solo per la struttura architettonica interessante, con il sul Rainbow Panorama, un’installazione permanente che consiste in una serie di vetrate colorate che girano attorno all’ultimo piano della struttura virando dal giallo, all’arancio al blu, al verde. Inutile dire che i bambini si sono divertiti un sacco a correre in circolo come matti guardano il panorama che cambiava colore dal vetro. Inquietante, al sesto piano del museo, ‘The boy’ di Ron Mueck, una statua iperrealista gigantesca (è alta 5 metri) che rappresenta un bambino accucciato, che fa parte della collezione permanente del museo. L’impatto visivo è forte.

Ribe – sulla Lonely Planet la danno come la cittadina più bella della Danimarca e in effetti trasuda un fascino fiabesco. Abbiamo dormito a Mogeltonder, un villaggetto minuscolo poco lontano da Ribe, in un alberghetto storico con delizioso ristorante annesso, lo Schackenborg Slots. Un posto fuori dal tempo in un paese fuori dal tempo: da fiaba. 

Più o meno davanti a Ribe, nel mare del Nord, sorge l’isola di Romo, fatta di spiagge di sabbia compatta che si estendono per chilometri, in lunghezza e larghezza. Un paesaggio quasi surreale in mezzo al Mare del Nord. Ci si arriva tranquillamente in macchina perché è collegata alla terraferma da un ponte.

Billund – Bè, direi tappa imperdibile, se si va in Danimarca coi bambini. Perché Billund è la città della Lego. Qui sorge il quartier generale e la fabbrica. E sempre qui c’è il parco divertimenti Legoland e la Lego House, aperta di recente. Noi abbiamo saltato il parco divertimenti, che è indubbiamente divertente per i piccoli ma secondo noi meno interessante della Lego House, un centro interattivo dove i bambini sono coinvolti attivamente nelle costruzioni coi mattoncini più famosi del mondo. La struttura è divisa per aree esperienziali caratterizzate da colori diversi. Ogni fascia d’età ha la sua zona gioco dedicata. Come potete immaginare, i bambini sarebbero rimasti lì dentro una settimana intera….o forse anche di più!

 

 

 

 

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