Essere o non essere…social

Ho un rapporto strano con i social network, io. Li scruto, cerco di capirne il senso e lo scopo, mi interrogo sul segreto del loro successo e non sempre trovo la risposta. Questo forse mi rende una blogger anomala. Nell’elenco dei social utilizzati da Moms About Town non compare Twitter, per esempio.

cosaaaa??? non hai un account su Twitter? Ma sei pazza?! 

Cosa volete che vi dica, che è un clamoroso autogol? e va bene, è un autogol, pazienza, non diventerò mai la Chiara Ferragni delle mamme blogger. Amen.

E’ che sono anni che lo guardo di sottecchi e che…non lo capisco. Ho come la sensazione di non avere nulla di così importante da diffondere urbi et orbi in massimo 140 caratteri. Che ci pensino Obama e Justin Bieber a dire cose di fondamentale importanza per l’umanità. Io in fondo sono pure un po’ orso, sti 140 caratteri mi inibiscono e inibiscono il libero fluire della mia creatività. E Pinterest? Su quello faccio un appello agli esperti perché me ne spieghino il senso perché anche qui brancolo nel buio. Aprire Pinterest ed essere invasi da tanta, troppa, perfezione immacolata mi angoscia. Lì sopra è tutto così impeccabile e irreale che invece di sentirmi ispirata e invogliata a “pinnare” foto ritoccate all’inverosimile ho l’istinto di comprare una bomboletta spray, infilarmi in uno di quei soggiorni così in ordine, quelle camere da letto dal design esasperatamente nordeuropeo, e imbrattarne muri e finestre per renderli più umani, realistici. Google+ pare che diventi presto, molto presto, più potente di Facebook e quindi BISOGNA esserci ma…sto ancora aspettando che questo ribaltamento epocale abbia luogo. Facebook tutto sommato mi piace; certo non sono una comunicatrice assidua che condivide i suoi pensieri più volte al giorno come fanno tante mie amiche blogger ma lo trovo affine a me. E Instagram? ecco, lì fermi tutti perché se c’è un social che mi rappresenta completamente quello è Instagram (e per la cronaca il mio account è questo). Mi fa sentire parte di una comunità, mi fa alienare felicemente quando ho bisogno di staccare la testa, mi distrae e e mi rilassa mentre sono in coda al supermercato, mi ispira, mi dà idee, spunti. Amo comunicare con le mie foto e adoro condividerle con persone che amano fare la stessa cosa. Mi piace spulciare qua e là e scovare il fotografo di viaggi che fa scatti che parlano da soli oppure il marchietto di nicchia semi-sconosciuto di abbigliamento per bambini che fa quelle cosine che in giro non si trovano così facilmente. Ed è proprio smanettando su Instagram che ho trovato Dotty Dungarees, un piccolo marchio inglese che fa solo salopette per bambini. Salopette-pantalone e salopette-gonna, in tessuti invernali ed estivi, in colori super allegri. Io, che in questo momento per i miei figli sono in fase “salopette”, l’ho amato all’istante. Un giorno, invece, persa nel groviglio degli hashtag mi imbatto in questo account misterioso e poetico insieme, Occhiovunque. Ad attirare la mia attenzione sono state le foto di torte e dolcetti decorate in maniera buffa da originali illustrazioni. L’artefice delle torte, delle foto e delle illustrazioni si chiama Valentina e – ho scoperto poi – ha una passione sfegatata per la cucina e per il disegno (e il suo food blog è la sintesi di queste due passioni), pur facendo un lavoro che non c’entra niente né con l’una né con l’altro. L’ho trovata geniale e ho desiderato conoscerla. Ho contattato anche Dotty Dungarees e ho chiesto a entrambi di fare un esperimento insieme: che Occhiovunque interpretasse due salopette di Dotty Dungarees scelte da me, con due dei suoi personaggi-mascotte: la principessa Groviglio Rosso e il suo volpino, Occhiovunque

Ed ecco il risultato. 

Occhiovunque per Dotty Dungarees per MomsabouttownOcchiovunque per Dotty Dungarees per Momsabouttown

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