ospitare un au pair: istruzioni per l’uso

Per esercitarsi con l’inglese oppure per fare un’esperienza interculturale; per tutto l’anno o solo per le vacanze: ospitare un au pair (ragazzi alla pari, maschi e femmine) è una scelta sempre più frequente. 

Ma come scegliere la persona giusta? tramite agenzia o siti internet? Quali sono i rischi? Ho indagato per voi, intervistando due mamme con una lunga esperienza di ragazzi alla pari in casa

Irene, mamma di Giorgina (5 anni) e Giovanni (2 anni e mezzo) e Antonella, mamma di Federico (9 anni) e Niccolò (7 anni)

Quando avete iniziato a ospitare au pair e perché?
 
Irene: Abbiamo iniziato nel 2013 quando Giorgina aveva circa 6 mesi. Non avendo nessun tipo di aiuto continuativo da parte di parenti e affini abbiamo pensato che una au-pair fosse meglio di avere una semplice babysitter. In quel momento avevamo bisogno di recuperare anche poche ore al giorno ma nessuno di noi due aveva orari molto strutturati quindi l’ideale era di trovare qualcuno che fosse disponibile nel momento del bisogno senza necessità di troppo preavviso. Inoltre ci faceva piacere che Giorgina crescesse con la nostra stessa idea di casa ospitale e aperta verso l’esterno, le culture diverse e le persone nuove e che passasse il suo tempo senza di noi con una persona integrata nella famiglia e non una “dipendente”. 
 
Antonella: Abbiamo iniziato quando Federico aveva 3 anni e Niccolò 1. Per avere un supporto in casa e perché avevamo scelto per i bambini un percorso scolastico bilingue e volevamo rafforzare l’inglese anche a casa. Oggi per esempio, che i bambini frequentano le elementari, un supporto madrelingua nei compiti è davvero utile.
 
Come scegliete i vostri au pair?
 
Irene e Antonella: Tramite un sito internet che incrocia domanda e offerta, www.aupairworld.com
 
Avete affinato qualche tecnica/trucco per non sbagliare, al momento della selezione?
 
Irene: Ho una regola d’oro, maturata con l’esperienza: mettere tutto bene in chiaro fin da subito, anche quelle che sembrano cavolate che riguardano solo noi della casa, e soprattutto specificare tutto ciò che sembra superfluo specificare. I ragazzi alla pari devono sì essere in grado di stare con i bambini ma soprattutto devono inserirsi bene all’interno di una famiglia, che ha dinamiche ben precise e diverse da ogni altra famiglia.
È una selezione molto diversa rispetto a quella che avremmo in mente per una semplice babysitter: l’au pair ha un ruolo completamente diverso e dobbiamo ben chiarircelo in mente prima di iniziare. Raramente ha competenze reali in materia di cura dei bambini, non è una nanny né una babysitter specializzata; deve essere vissuta come una persona che entra a far parte del nucleo familiare per un periodo e come tale tale dà una mano. Quindi, immaginatevi tutte le domande che fareste ad un persona che dovrà vivere con voi e dunque aderire al vostro stile di vita; chiarite i principi imprescindibili e anche i piccoli dettagli. Ad esempio che l’au pair non è un dipendente ma nemmeno un ospite e che dunque ci si aspetta che partecipi come membro attivo alla vita di famiglia e alle piccole incombenze del quotidiano: essere presente e d’aiuto mentre si cucina e si prepara la tavola, aiutare a sparecchiare, caricare la lavastoviglie (visto che lo fa anche il piccino di 2 anni…), far fare una passeggiatina al cane ogni tanto. 
Altro dettaglio importante: alla fine del colloquio è fondamentale preparare un contratto e firmarlo.
Una volta infatti, ho sbagliato di brutto e mi è capitata una matta totale che ho dovuto mandare via mentre un’altra volta ho dovuto litigare perché la au pair, dopo circa una settimana, mi ha detto che non aveva capito bene le condizioni e non le trovava giuste. Dopo quelle esperienze ho imparato a non tralasciare il contratto, importantissimo per evitare spiacevoli discussioni. 
Oltre a questo, ci assicuriamo sempre di trovare una persona che abbia un suo progetto ben delineato in mente: studiare la lingua, imparare a dipingere, scrivere…insomma che abbia qualcosa da fare durante le ore libere, cosicché possa avere esperienze nuove da raccontare e condividere con noi e con i bambini quando è a casa e durante i pasti. 
 
Antonella: quando selezioni un au pair in pratica devi capire se quella persona può andare bene per la tua famiglia oppure no attraverso un colloquio su Skype di 10/20 minuti . E’ una scommessa che tu fai. Poi man mano che fai esperienza metti a fuoco tutti i requisiti per te prioritari, per cui impari a capire da elementi intangibili e apparentemente irrilevanti se quella è la persona giusta. Con l’esperienza ho capito che per me è importante cercare persone che non siano alla prima esperienza; di circa 23 anni e non più grandi, perché trovo che siano più motivati ed entusiasti. Di solito quelli più vecchi fanno questa scelta un po’ per ripiego, perché non sono riusciti a realizzare i loro sogni. E’ importante che abbiano voglia di conoscere persone nuove, curiosità di esplorare il mondo e ciò che li circonda. Una volta è arrivata una ragazza, probabilmente non fatta per viaggiare, contattata che i intristiva e a cui mancava al famiglia.
 
Hai delle preferenze sul Paese di provenienza?
 
Irene: mi basta che vengano da Paesi di madrelingua inglese.
Antonella: io prediligo gli americani. Perché il loro modo di concepire la vita mi piace molto e il loro atteggiamento in genere ha una buona influenza sui miei figli. Li trovo più solari, rispetto agli inglesi. Con tutto che accogliere gli inglesi sarebbe più facile perché non hai bisogno di visti . 
 
Preferisci le ragazze oppure i ragazzi (se ne hai ospitati)?
 
Irene: Non ho mai ospitato ragazzi, solo ragazze.
Antonella: In genere ho notato che le ragazze sono più attente alla gestione della casa, si prendono maggiore cura dei bambini. Hanno una sensibilità maggiore che aiuta quando i bambini sono molto piccoli. Quando invece sono più grandi, tipo i miei, non è così rilevante. Al ragazzo che è con noi in questo momento, per esempio, devo ripetere le cose più volte perché noto che alcuni procedimenti non gli vengono naturali. Poi, una volta che certi passaggi diventano routine fila tutto liscio.
 
Vi siete mai affezionate ai ragazzi che avete ospitato? E i bambini?
 
Irene: Mi affeziono molto a tutte le ragazze ma di sicuro ce ne sono state alcune con cui si è stretto un rapporto più forte e che tutt’oggi sentiamo come parte della nostra famiglia. Ci vengono a trovare, le incontriamo a metà strada quando siamo dalle loro parti oppure ci scriviamo e ci teniamo in contatto tramite e-mail e social. Tutte ci hanno lasciato qualcosa nel cuore. Qualche volta il momento del saluto è stato per i miei figli piuttosto triste. La fortuna è che i bambini non percepiscono mai il distacco come qualcosa di definitivo e mi rendo conto, alcune volte, che tutte queste presenze sono in qualche modo ancora intorno a noi. 

Antonella: un’esperienza molto positiva l’abbiamo avuta con una ragazza che addirittutra è rimasta con noi 2 anni. Estremamente curiosa e ricettiva, appena aveva del tempo libero andava a esplorare la città e a conoscere gente nuova. Si era fatta un bel giro di amicizie e in casa era partecipe e affettuosa coi bambini. Ci sentiamo ancora e tempo fa, durante una vacanza in Italia con i suoi genitori, ci siamo ritrovati.

 

 

 

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